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2001

  • Diario di un pazzo  (nuova edizione)

di Mario Moretti da Gogol 

Nuova Edizione

Prima rappresentazione: 11 ottobre 2001 - Teatro dell'Orologio - Roma

Regia di Flavio Bucci

Scene e costumi: Marina Luxardo
Musiche originali: Stefano Marcucci



Assistente alla regia: Tiziana Scrocca
Macchinista costruttore: Stefano Massai
Disegno Luci: Mario Feliciangeli
Foto: Pino Le Pera
Datore Luci: Mischa Koopman
Organizzazione: Federico Alessi


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Ritorna per la quarta volta al Teatro dell'Orologio di Roma, dove era nato nel 1988 per poi diramarsi per anni nelle platee di tutta Italia, il «Diario di un pazzo" monologo di Flavio Bucci per la regia di Mario Moretti, che la cura insieme allo stesso Bucci. Di questo spettacolo, dopo tredici anni di repliche, sia pure a ritmi alternati, Bucci ne ha fatto un vero e proprio «show-cult", compiendo il miracolo di un’identificazione che va al di là dello spettacolo e si fa rappresentazione di fobie, tic, manie, allucinazioni e idiosincrasie proprie del cosiddetto «vivere civile" del nostro tempo.

Questa messinscena è una tipica espressione di antiarte nell’adattamento di Moretti dell’omonimo racconto di Nikolai Gogol, scritto nel 1835 e incentrato sulla figura di Aksentij Ivanovic Popriscin, un povero impiegato di San Pietroburgo vivente ai tempi della Russia zarista. Il protagonista è un uomo dalla pallida personalità, che ha la sola responsabilità di temperare le matite per il capoufficio Ivànovic. Egli soffre per la sua bassa condizione sociale, che lo priva di ogni dignitoso rapporto umano, sprofondando giorno dopo giorno in una solitudine cronica dove immagina un mondo personale prestigioso, sottile vendetta contro coloro che lo hanno rinchiuso dentro al suo cuore-manicomio. L'amore per la figlia del capufficio lo porterà giorno dopo giorno a sprofondare nel delirio, annotando su un diario il grafico della sua follia fino ad identificarsi maniacalmente col Re di Spagna.

L'ambiente descritto nel “Racconto pietroburghese” era familiare al giovane Gogol, vissuto all'interno di quella sorta di mandarinato militare che era la burocrazia zarista. “Diario di un pazzo” raffigura la discesa nella follia del mite impiegatuccio, preda di un sogno di grandezza che andrà in frantumi al risveglio nella realtà. Un parallelo profetico con la vita stessa di Gogol, che da scrittore volle farsi riformatore religioso e sprofondò nella follia mistica. Maestro del realismo, Gogol occupa un posto totalmente autonomo nella letteratura russa, per gli incubi che popolano la sua fantasia e per la capacità di dilatare in figure comico-mostruose gli esempi della mediocrità umana , creando personaggi che superano il suo tempo per lanciarsi nell’eternità.

Moretti ha fatto opera anti artistica applicandone il principio della contaminatio. Da un lato ha accentuato il dato biografico, con l'aggiunta di particolari desunti dalla vita e dall'opera di Gogol, mentre ha inserito nel contesto riflessioni e intuizioni colte nello splendido saggio dedicato a Vladimir Nabokov all'autore delle “Anime morte”. Umorismo e pietas, grottesco e dramma, si alternano nella vicenda esemplare del piccolo impiegato e dei suoi impossibili sogni alternati a quelli del Gogol uomo e scrittore, ed è così che la novella già bellissima in sé diventa materia viva e palpitante sulle scene.

«Bell'esempio di traduzione totale, non solo linguistica ma fisica, corporea, di un'opera nata come narrativa" (come scriveva Aggeo Savioli), il «Diario di un pazzo" e solo strutturalmente un monologo, in realtà appare come un ampio affresco della vita russa, dove hanno vivido risalto capi-ufficio e cameriere, generali e figlie di generali, colleghi e compagni di sventura, dottori e Re di Spagna, e dove si stemperano gli umori sempre più saturnini del protagonista.
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Ha debuttato l'undici ottobre a Roma, al Teatro dell'Orologio, la ripresa dello storico spettacolo di Flavio Bucci. Nato nell'ottantotto, proprio in questo teatro, il "Diario di un pazzo" che Mario Moretti ha liberamente tratto dall'omonimo racconto di Nikolaj Gogol viene riproposto per la quarta volta (a Roma fino all'undici novembre) sui palcoscenici di tutta Italia. 
Gogol descrive l'ambiente russo del piccolo e squallido impiegatuccio ministeriale, schiacciato dall'enormità della burocrazia zarista, che diviene preda delle sue follie e delle sue paranoie.
Dramma, miseria e ironia vengono portati davanti agl'occhi dello spettatore in quella situazione mentale che si rivela una discesa verso il baratro. 
Il testo é scritto nel 1835, ma a volte sembra freddamente attuale, basti pensare i discorsi sull'Islam e gli arabi nel mondo. 
Grottesco e stralunato l'impiegato Ivanovic vive questa sua realtà surreale, divisa tra il diario, il dialogo con le cagnette, un amore immaginario e le sue aspirazioni di grandezza. Straordinaria l'interpretazione di Flavio Bucci, che in vari momenti cattura più del testo. 
La narrativa di Gogol viene trasportata in scena anche nei tic, nei gesti, nelle posture, ma presenta sempre i limiti d'un testo non teatrale. 
La dolcezza di certe musiche di Stefano Marcucci, deve fare i conti con i pochi mezzi usati per realizzarle.
Accogliamo felicemente il ritorno di questo "spettacolo-cult", di questo classico dello sperimentale, di questa vetrina in cui é esposto uno dei più grandi attori italiani. Bucci, infatti, mostra un profondo lavoro di ricerca e una ormai totale immedesimazione. 

Andrea Farri

Diario di un pazzo - 1
Diario di un pazzo - 2
  • Il viaggio di Oreste

La Compagnia Accademia d'Arte Drammatica della Calabria 

Laboratorio sull'Orestea di Eschilo 


Regia

Franco Però (prima fase) e Stefano Marcucci (seconda fase)

Scene e Costumi: Andrea Viotti
Musiche: Stefano Marcucci


Percussioni : Ercole Cantello 

con:

Alessio Bonaffini - Oreste 
Annalisa Insardà - Clitennestra 
Giuseppe Zeno - Agamennone/Apollo 
Silvana Luppino - Capo coro delle Coefore 
Agata Parisi- Clitennestra 
Filomena Gigliotti - Elettra
Renzo Pagliaroto - Egisto 
Dolores Mazzeo - Balia 
Giada Vadalà - Atena 
Francesco Cotroneo  - Messaggero 
Bernardo Migliaccio Spina - Pilade 
Orlando Schiavone  - Guardiano 
Marcello Buzzurro - Capo coro nell'Agamennone 
Antronio Francone - Giudice 
Laura Pugliese - Una religiosa 

Viaggio di Oreste
  • Le Troiane

di Seneca

Produzione: Teatro dei Due Mari 

traduzione: Filippo Amoroso

con:

Anna Teresa Rossini
Liliana Massari
Totò Onnis
Ferruccio Ferrante
Eleonora Vanni
Valeria Magistro 

Francesco Cutrupi
Francesco Frangipane
Debora Falcone
Alessia Frisina
Stefania De Cola
Alessandra Pagnotta
Edwige Ielo
Davide D’Antoni
Luca Lamberti
Flavia Giovannelli
Silvia Siravo 

 

Regia di Edoardo Siravo e Mariano Rigillo

Musiche: Stefano Marcucci
Costumi di Silvana Galota
Regia di Edoardo Siravo e Mariano Rigillo

Le Troiane - Elegia
  • Piccole Donne: il musical!

uno spettacolo di Tonino Pulci & Stefano Marcucci

Prodotto da "La Contrada" Teatro Stabile di Trieste diretto da Orazio Bobbio

Regia di Tonino Pulci
Musiche e libretto di Stefano Marcucci


con
Donatella Pandimiglio
Sabrina Marciano
Gianluca Ferrato
Marzia Postogna
Monica Bertolotti
Massimiliano Paiella
Rainer Reibenbacher
Adriano Giraldi
Corinna Presi
Maurizio Repetto

Arrangiamenti orchestrali e direzione musicale: Pino Cangialosi

Registrazioni effettuate presso lo Studio "Birdland"- Roma da Pino Bernardini

Edizioni Musicali Capoverso - Roma

Direttore di scena: paolo De Paolis
Fonico: Massimiliano De Lellis
Luci: Bruno Guastini
Capo macchinista: Alessandro La Porta 
Macchinista: Ettore Vairo
Elettricista: Alessandro Covassi
Sarte: Ida Visintin, Tatiana Simionato e Marzia Ghezzo
Realizzazione Scene: DACO srl
Decorazione: Elena Greco, Belinda De Vito
Costumi DACO srl realizzazione Ida Visentin, Nicolao Atelier
Parrucche: Fabio Bergamo
Forto di scena: Tommaso Le Pera
Amministrazione: Paola Cagnacci, Andrea Busico
Ufficio Stampa: Diego Matuchina, Cristina Rastelli
Assistente: Annalisa Cicorella

 

Alcune critiche:

 


Piccole donne in musical a cura di
Monica Mautino 

6 mar 2001 


“Piccole donne: un musical” nasce da un’idea di Tonino Pulci nel 1978, periodo in cui presentare in Italia uno spettacolo musicale con la contemporanea entrata in scena di ballerini, cantanti e attori era ancora assolutamente inconsueto. Pulci sfidò le consuetudini, proponendo uno spettacolo frizzante, che si animava di vita propria, non lasciando allo spettatore un solo attimo di respiro, esattamente come questa nuova edizione, proposta da La Contrada, Teatro Stabile Privato di Trieste. Stefano Marcucci firma le musiche, che molto avevano contribuito al primo successo dello spettacolo, Sergio D’Osmo le scene e i costumi di questo nuovo appuntamento del cartellone “Per farvi ridere”, al Teatro Erba fino all’11 marzo. 
Lo spettacolo non vuol essere una copia dei musical americani, bensì un esperimento, nel quale la musica non è la protagonista assoluta della scena, ma sorregge, accompagna ed esalta il gioco del teatro. Una sorta di metafora riesce ad enfatizzare certi ideali dell’epoca, come il femminismo, il concetto di famiglia e l’importanza dei rapporti umani, mettendone volutamente alla berlina i cliché più scontati e artificiali. Ritmi serrati, continui ed imprevedibili mutamenti delle situazioni, spiazzano gli spettatori, non consentendo loro distrazione alcuna. 



Alcune Opinioni:

Una Opinione di lenina1205 su Piccole donne: il musical
30 Novembre 2008
La valutazione di questo autore: 
Vantaggi: divertente e ben fatto 
Svantaggi: se ci si aspetta qualcosa di molto fedele . 
Lo consiglieresti ai tuoi amici? Sì 

Piccole donne: il musical!- Neve a Baltimora
Piccole donne: il musical!- Neve a Baltimora
Piccole donne: il musical!- Non c'è più tempo
(Corinna Presi e Gianluca Ferrato)